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INTERVISTA EUGENIO IN VIA DI GIOIA

Foto di XL Repubblica ©

Intervista #8 – Eugenio in Via di Gioia

Lo scorso 24 Maggio alla “Casa della musica Federico I” è andato in scena il concerto degli Eugenio in Via di Gioia; uno degli spettacoli più originali e divertenti della scena indipendente italiana.

Gli Eugenio in via di gioia sono una band torinese davvero sui generis, fanno un tipo di musica all’apparenza leggera, ma che nasconde dietro un velo di grande ironia testi profondi e mai banali.
Un concerto di questi 4 ragazzi è un vero e proprio spettacolo che presto diventa una serata fra amici grazie all’empatia e all’interazione che hanno col pubblico.
Nonostante prima del concerto ci siano stati problemi tecnici alla sala (nella quale avrebbero dovuto suonare) e la band si sia trovata nel palco enorme del Palapartenope sono riusciti a tenere perfettamente il pubblico scendendo dal palco e venendo a suonare in acustico gli ultimi tre pezzi in scaletta.
Alla fine del concerto ho incontrato Eugenio Cesaro, voce e chitarra della band, abilissimo nel risolvere il cubo di Rubik (in fondo all’articolo trovate i consigli di Eugenio per risolvere il cubo) con il quale abbiamo fatto una chiacchierata fra mozzarelle taralli e babà, parlando di passato, presente e futuro della band ed anche della musica indie italiana.
Giovanni“Gli Eugenio in Via di Gioia nascono nel 2011, dopo 2 album 1 ep e centinaia di concerti ovunque in Italia ed anche all’estero: quanto vi sentite cambiati rispetto agli inizi?
Eugenio:
“Mi sento abbastanza cambiato, in realtà è stato bello perché non è stata una crescita, ma un percorso linearissimo che è passato dal suonare per strada davanti a zero persone a suonare in posti giganteschi in apertura ad artisti come Vinicio Capossela davanti a 3000 persone oppure a Torino prima di Max Pezzali.
Il passaggio però è stato talmente graduale che uno non se ne rende neanche conto e sembra sempre di suonare davanti a poche persone, perché dal mio punto di vista non è il numero di persone a fare la differenza, ma la fa il modo in cui tu sali sul palco.
Non senti quel distacco perché se facessi in un attimo da zero a mille probabilmente avrei paura di salire sul palco, invece così è sempre stato talmente graduale che mi sembra che non sia mai cambiato niente ed è questa la cosa bella.
È un percorso più lungo come dicevo soprattutto agli inizi ai miei amici che mi dicevano di smettere di suonare o di andare ad X Factor, in cui il successo è molto più veloce.
Invece il percorso più lento dà molte più soddisfazioni e ti permette di seminare molto di più e di raccogliere poco per volta e di seminare e raccogliere contemporaneamente ed è una gavetta che consiglio a tutti quelli che vogliono iniziare a fare musica.”
G.: “Colgo la palla al balzo perché il 16 Luglio aprirete il concerto di Caparezza al Rock in Roma, emozionati?
Cosa ne pensate di Michele?”
Eugenio:”Porca miseria, emozionatissimi.
Pensa che roba: un anno fa nel nuovo disco di Caparezza uscì “La caduta di Atlante” ed io scrissi sulla bacheca della sua pagina “Ciao Caparezza, sono Eugenio ho una band e abbiamo fatto uscire un disco che ha come copertina la Caduta di Atlante, sarei felice se ascoltassi il disco e ci dicessi cosa ne pensi e chissà magari un giorno ti apriamo il concerto”.

Quel commento ebbe un sacco di condivisioni e di persone che commentavano “Michele devi farli aprire! Devi farli suonare! Michele sono bravi!“.
Io speravo che leggesse però purtroppo non è mai successo niente, poi sono passati sei mesi e ad un certo punto suoniamo a Milano, non era neanche un nostro concerto, ma un’ospitata in occasione di un concorso.
Suonavamo 5/6 pezzi e quella sera era lì per puro caso ad ascoltare un altro gruppo l’organizzatore del tour di Caparezza che tra l’altro fa parte del Booking Vertigo che ha nel suo roster un sacco di gente famosa (Caparezza, Negrita, Subsonica ndr).

Ci ha visto e si è innamorato di noi e da lì in poi è iniziata una collaborazione e adesso siamo nel roster Vertigo.
Dopo essere entrati, uno dei passaggi che il capo ha fatto è stato proporre a Caparezza di far aprire a noi un suo concerto; quando ce l’hanno detto noi siamo letteralmente impazziti e Caparezza all’inizio è stato diffidente , poi ha ascoltato e a quanto pare gli siamo piaciuti e quindi suoniamo al Rock in Roma uno dei palchi più fighi di Italia.”
G.: “Ormai la musica indipendente italiana si sta evolvendo sempre di più e sta diventando sempre più famosa, ma ultimamente, forse, manca di fantasia ed originalità.
Voi cosa ne pensate dell’attuale movimento indipendente italiano?

Eugenio: “Io ho una grande fiducia nella musica italiana, perché secondo me sta vivendo un periodo molto florido, perché stiamo passando dal buio dei talent che in qualche modo hanno ucciso la musica che partiva dal “basso” rendendola uno show e si sorpassò mtv che era un po’ il monopolio della musica, perché trasmetteva dei video e quei video diventavano famosi e così i gruppi raggiungevano la notorietà e potevano suonare.

Poi sono arrivati i talent che hanno preso il monopolio quindi anche se avremmo voluto andare a Sanremo, un gruppo passando dal talent avrebbe avuto una corsia preferenziale, ma succedeva che venivano bruciati artisti, ricordiamo i TheKolors, i Dear Jack che sembrava dovessero spaccare il mondo e poi dopo un anno nessuno ne sa più niente, perché loro ti mettono su una Ferrari per un anno e poi ti dicono “ok adesso scendi e continua a piedi” e per te che sei stato su una Ferrari e adesso devi continuare a piedi è molto difficile.

Quindi di sicuro abbiamo superato un periodo che era quello dei talent che ormai secondo me è passato, ma è arrivata la musica indie che in realtà c’è sempre stata, ma non ha mai avuto tutto questo seguito.

Nel momento in cui diventa di moda i ragazzi non vanno più in discoteca, ma vanno ad ascoltare i concerti e questa è una cosa bella, perché quando io ero alle superiori tutti i miei compagni andavano in discoteca e non si sarebbe mai andati ad un concerto.
Adesso le cose sono diverse, però il rovescio della medaglia è che diventando una moda anche la musica indie rischia di fare la stessa fine della musica dei talent, cioè chissà se tra un anno o due i vari Gazzelle, Galeffi, Calcutta, Eugenio in via di gioia, Pinguini Tattici Nucleari ci saranno, sicuro non ci saranno tutti, ma ne rimarranno due o tre.
Perché sennò il mercato si satura.
Una cosa è certa: spero che rimanga la voglia di fare musica sempre migliore, perché solitamente quando un mercato diventa sempre più florido anche la proposta aumenta di valore.

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G.: “Abbiamo parlato del passato, del presente e del futuro prossimo della band: ma quali sono i progetti futuri dopo questo mega tour estivo?”
Eugenio: “A me e a tutti gli altri piacerebbe creare attorno al progetto Eugenio in Via di Gioia un immagine non solo legata ai concerti e alla musica ma anche all’arte in generale.
A noi piace un sacco girare i videoclip e pensarli tutti insieme e non solo chiamare una persona che lo giri, ma insieme a lui decidere le scene la regia etc.
Un giorno sarebbe bellissimo andare in televisione e fare un programma come sta facendo Brunori, oppure girare un film oppure fare un programma radiofonico, ci sarebbero un sacco di cose perché noi abbiamo un sacco di passioni legate al mondo dell’arte a 360 gradi, ad esempio Emanuele Via è un bravissimo pianista che scrive colonne sonore ed il nostro sogno sarebbe fare un film in cui Emanuele si occupa della colonna sonora, facciamo la regia, facciamo gli attori, un po’ come Aldo Giovanni e Giacomo che si occupano anche di musica”

G
:”Si ma niente di serio”
 
Eugenio:“Infatti passiamo le giornate a citare Aldo Giovanni e Giacomo (ride ndr)”

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G.:“Eugenio perché sei così bravo a fare il cubo di Rubik? Vorresti dare un consiglio infallibile per risolverlo ai nostri lettori?
Eugenio: “Sono così bravo perché c’è solo un motivo per cui uno diventa bravo a risolvere una cosa come il cubo di Rubik.
Perché ci sono tante cose in cui l’allenamento alla fine non porti troppi risultati, ma nelle cose “becere” sì, all’inizio ci vuole un po’ di sforzo logico ma dopo diventa un meccanismo che bisogna oliare.
Ci vuole tanto allenamento, come in ogni lavoro ci vuole tantissimo sforzo, per imparare a suonare la chitarra non c’è bisogno che tu sia un artista, c’è il lato meccanico che sta nell’imparare lo strumento e quello artistico che si sviluppa successivamente.
Quindi il mio consiglio per chi vuole imparare a fare il cubo di Rubik, e per chi vuole in generale imparare a fare qualcosa è di sforzarsi tanto, rompersi la testa sulle cose e poi dopo arriverà tutto ciò che ci piace.
Il cubo di Rubik lo so fare così bene proprio perché ho perso un sacco di giornate sopra, perso perché ho perso proprio la testa, però io sono un appassionato di rompicapi e il cubo secondo me è il più complicato ma allo stesso tempo semplice, perché lo vedi e impari ad usarlo e a me piacciono le cose complesse e semplici ed il cubo di Rubik ne è l’emblema.

Alla fine il consiglio è: tanta, tantissima pratica.

Vorrei ringraziare di cuore gli Eugenio in Via di Gioia per la disponibilità che hanno avuto sia per l’organizzazione dell’intervista sia per essere una delle band più genuine del panorama italiano.
Ringrazio, inoltre, Francesco Villa, tour manager di questa meravigliosa banda di matti e la label Libellula Music per aver reso tempisticamente possibile quest’incontro .

Ecco qui i contatti social della band.
Per questa è tutto, Buona Musica!

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About Giovanni Guariglia

Ciao! Sono Giovanni, ho 16 anni e vengo da Salerno. Sono un ragazzo che passa intere giornate ad ascoltare canzoni su canzoni, uno che per andare avanti basta abbia qualcosa da ascoltare nelle cuffiette. "La musica è un siero potente, scaccia fantasmi e riporta il sereno"

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