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INTERVISTA DAVIDE SHORTY

Immagine presa da Rolling Stone

INTERVISTA DAVIDE SHORTY

“Straniero parla di tante cose: di autoaccettarsi , di lottare, di non mollare, di rimanere a galla, di sopravvivere, di migliorarsi e cercare di essere la migliore versione di se stessi.”

Questi e tanti altri sono i temi del primo album da solista di Davide Shorty, cantante palermitano con il quale abbiamo avuto il piacere e l’onore di scambiare quattro chiacchiere prima del concerto tenutosi al Tilt!Il 10 marzo.

Giovanni: Davide partiamo dagli inizi, dal 2007 con le prime esperienze discografiche a Palermo fino al trasferimento a Londra nel 2010, è stata quella la prima svolta della tua carriera?

Davide: ”Sì, diciamo che forse di svolta non possiamo parlare, perché io l’ho sempre vista come una strada dritta.
Chiaramente come tutti gli italiani che sono nel campo della musica dire vedo una strada dritta non è corretto, perché nella pratica poi ti ritrovi davanti un sacco di avversità e al fatto che comunque l’industria funzioni in un certo modo e comunque devi farti le ossa.
Diciamo che Londra è stata, più che la svolta dal punto di vista della carriera, la mia crescita: sono arrivato a Londra che ero un ragazzino che stava finendo l’adolescenza (19 anni, ndr) ed in qualche anno mi sono ritrovato ad essere un “uomo”, per cui devi far quadrare i conti, pagare l’affitto, lavorare, studiare, devi capire come gestirti le cose e mettere a tacere tutte quelle voci che ti dicono che non ce la puoi fare, perché tutti noi abbiamo dei momenti difficili specialmente quando ci troviamo soli, in un posto fuori dalla nostra comfort zone, ti devi adattare ed integrare.
Devi imparare una lingua che non conosci, quando mi sono trasferito non sapevo bene l’inglese.
Quindi sì, se proprio svolta la vogliamo chiamare dal punto di vista umano lo è stata, perché mi ha fatto capire il mondo, ti rendi conto di quanti approcci alla vita possibili ci sono e di quanto ogni approccio abbia la sua meraviglia e di come uno si debba lasciare illuminare da qualcosa di diverso piuttosto che averne paura.”

 

 

G: Un’altra esperienza che sicuramente è stata davvero importante nel bene e nel male è stato Xfactor, dove sei stato uno dei pochi artisti ad esser riuscito ad adattarsi al talent senza snaturare il proprio modo di fare musica, cosa ti porti dietro da quel periodo?

Davide: ”Sono contento che tu mi dica una cosa del genere. Sicuramente mi porto dietro tanta stanchezza, perché all’inizio non ti avrei risposto così, preso dalla botta, senza rendermene conto, ti avrei detto delle meravigliose esperienze umane, perché ho fatto tanti amici dagli Urban Strangers a GioSada e da quel punto di vista non ho nulla di cui lamentarmi, anzi è stato meraviglioso, però io credo che per un essere umano provare e dover gestire quella quantità di adrenalina in quel lasso di tempo per poi vederla cadere sia psicologicamente pesante, nonostante, a differenza di altri concorrenti, io avessi una gavetta maggiore, comunque ho sentito la pressione.

Sicuramente, dopo questa esperienza, mi sono reso conto che la televisione e tutti i meccanismi che ci sono dietro non fanno per me. Sono stato fortunato ad averla vissuta in un certo modo, perché poteva andare molto peggio, nonostante ci fosse Elio che mi lasciava molta libertà col senno di poi dal punto di vista della carriera avrei preferito rimanere a Londra.”

 

 

G: Quali sono le differenze fra Italia e Inghilterra nel modo di sentire e fare musica?

Davide: “Il modo in cui viene percepita la musica fuori dall’Italia è più libero ed educato.
Non voglio generalizzare, ci sono posti in cui sei più fortunato ed altri in cui purtroppo c’è meno rispetto, spesso mi è capitato di andare a fare un concerto in duo, dove le dinamiche piano-voce sono molto più basse rispetto al normale, e mi sono ritrovato a non poter suonare perché la gente parla e mentre provi a concentrarti sei distratto dai discorsi in platea.
Non dare abbastanza importanza alla musica e all’arte è una brutta abitudine tipicamente italiana, cosa che in Europa succede molto meno di frequente, per un musicista confrontarsi ogni giorno con una realtà come l’industria musicale italiana è davvero pesante.

La differenza sta fondamentalmente nell’educazione, nel momento in cui altrove vedi un sistema educativo che fin dalla scuola introduce i ragazzi alla musica mentre qui c’è totale disinteresse e addirittura molte scuole non hanno la strumentazione per fare musica. Mentre all’estero viene riconosciuto il valore di queste cose, mentre qua la musica è vista come una distrazione il che è assurdo.

La musica è terapeutica ed il fatto che venga vista come un demone che distoglie dall’essere macchine che contengono solo informazioni e questo sistema tratta tutti come se fossero uguali mentre ogni individuo ha esigenze e talenti differenti e la scuola invece omologa.
La differenza è questa anche se non è tutto rose e fiori all’estero, io ho avuto la fortuna di insegnare musica nelle scuole in Inghilterra e lì gli insegnanti non vedono l’ora che arrivi la lezione di musica, perché i ragazzini possono dare sfogo alla loro creatività e comunque ne sono incentivati e la loro attenzione si alza anche per il resto della giornata scolastica, nel momento in cui l’ora di musica gli lascia più forze per l’ora successiva.”

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G: Dai freestyle per Mtv Spit fino ai featuring con Cranio Randagio, Claver Gold, Johnny Marsiglia e Tormento: Quanto è importante nel processo creativo della tua musica il rap?

Davide: “È fondamentale.
Spoilerone: il disco del 2018 di Davide Shorty sarà in collaborazione con i Funk Shui Project ed in questo disco rapperò quasi soltanto.

Io ce l’ho un po’ con quelli che mi dicono “tu sei un cantante non fai il rapper, non è che sei così bravo a rappare“, io rappo da quando ero piccolo e se voglio rappare rappo.
Secondo me il discorso di mettersi in competizione è una cosa superata, la competizione deve essere costruttiva, nel momento in cui ascolto qualcosa di più forte di me mi viene voglia di chiudermi in camera e studiare per migliorare e fare pratica, trovare l’incastro giusto. Quindi sì è stato fondamentale, perché mi ha sempre tenuto il cervello attivo e perché io vengo da quell’ambiente lì ed il mio anno gira attorno ai dischi rap, mi hai nominato Claver e Johnny due dei miei rapper preferiti in Italia. Poi ho avuto la fortuna di crescere con i miei miti che erano Danno, Colle Der fomento, Neffa.

Sono felice di esser cresciuto in quella generazione che ha vissuto i postumi della Golden age dell’hip hop italiano e mi sono preso un po’ preso quel retaggio tipico.

Più che il rap è la cultura hip hop, il rap è la disciplina, il dover fare le rime, l’hip hop in quanto movimento inizialmente di arte visiva con i graffiti, io li facevo fin da piccolo ma non sono mai stato bravo, sicuramente questa visione del mondo è una parte di me, anche il fatto di mettere i dischi con i vinili, giocare con i synth, ad esempio nel 90% dei casi li scelgo io.

Vedi la cosa che mi ha sempre affascinato dell’hip hop è che in qualsiasi parte del mondo il messaggio principale è quello di partire da un punto e puntare sempre e comunque in alto, e puntare sempre ad un gradino successivo ed essere migliori. È una cosa riscontrabile anche in altri movimenti come il jazz e in praticamente tutte le correnti musicali.

Dagli anni 60 e successivi c’è sempre stata un’evoluzione, si punta sempre soprattutto ad aprire le orecchie ed ascoltare quello che fanno gli altri e prendere sempre qualcosa che ti colpisce nel personale, c’è sempre uno scambio e questa è una cosa fondamentale e credo che l’hip hop la enfatizzi in un certo modo, perché c’è questo contatto diretto, questa competizione positiva o almeno dovrebbe esserci sempre, senza faide e senza sentirsi superiori.”

G: Straniero è un album con davvero tante contaminazioni e tratta in molti punti di come ci si possa sentire soli o stranieri anche a casa propria o in mezzo a tantissime persone, qual è per te l’arma per abbattere i muri che spesso le persone si costruiscono intorno?

Davide: “La curiosità che per me è una fortuna, perché curioso ci nasci ed io essendo un curiosone vado a rompere il cazzo alle persone, quindi gira e rigira non sono mai da solo e poi bisogna capire quando stare da soli e quando in compagnia, perché la solitudine uccide psicologicamente parlando, noi esseri umani siamo animali sociali, quindi stare da soli in certe situazioni può aiutare a ripulirsi, ma non siamo concepiti per la solitudine.

Straniero parla di tante cose: di autoaccettarsi , di lottare, di non mollare, di rimanere a galla, di sopravvivere, di migliorarsi e cercare di essere la migliore versione di se stessi.

E lì non c’è un segreto, bisogna solo imparare, specialmente quando fai un lavoro creativo e giri il mondo hai la fortuna di conoscere tante persone, di ascoltare tante versioni della faccenda.

Lì devi essere tu una spugna ogni volta in cui devi esserlo e farti influenzare da quello che vedi e da chi incontri, secondo me il segreto è proprio quello, mantenere sempre le orecchie aperte, riuscire ad avere una via di mezzo tra il darsi addosso cioè autocorreggersi e l’abbattersi costantemente, quindi uscire da se stessi ed avere sempre un occhio critico ma anche mantenere la solidità in quello che si vuole realizzare.

La prima cosa sulla quale si deve fare chiarezza è capire dove si vuole essere nella vita, qual è il piccolo posticino che vuoi ricoprire, e questo dipende da come vivi tu.

Dal mio punto di vista di “artista” penso che tutto quello che faccio non sia solo mio ma soprattutto delle persone che lo ascoltano ed è una cosa con la quale fai i conti.

Io scrivo sempre dei cazzi miei, raramente mi è capitato di scrivere una storia che non fosse la mia, quindi quello che faccio è dare me alle persone che magari vogliono specchiarsi in quello che ho passato io, che a parole sembra una cosa piccolissima ma nei fatti è una cosa enorme.

Io lo vedo nel modo in cui io negli anni ho assorbito la musica che ho ascoltato, prendi uno come Ghemon, visto che siamo ad Avellino, è grazie a Gianluca se io faccio quello che faccio nel modo in cui lo faccio, lui scriveva le sue pene d’amore in un modo che per me era chiaro, e questo mi portava ad autoanalizzarmi e questa per me è stata una sorta di psicanalisi, e quello che mi lasciava la musica di Ghemon era ciò che volevo lasciasse anche la mia musica.

L’emulazione non l’imitazione, cioè prendere una cosa evolverla dentro di te e farla tua, io cerco di farlo con tutta la musica che mi piace quindi tutto il rap italiano che ho ascoltato, il cantautorato italiano prendi Silvestri, Fabi, Tenco, Pino Daniele etc. etc.

Non credo ci sia una formula magica, la chiave è diversa per ognuno di noi e la mia è non dare nulla per scontato.

G: Com’è Davide fuori dallo studio di registrazione?

Davide:”Un rompicoglioni? Claudio (Claudio guarcello, pianista della straniero band) sono un rompicoglioni?

Claudio:”No dai.”

Davide:”In realtà lo sono molto di più dentro lo studio. Però alla fine credo che non esista, nel senso che non riesco a dividermi dalla musica. c’è mai stato un giorno della mia vita nel quale non ho parlato di musica.

Sono una persona normale a cui piace mangiare e fumare bene.

Ecco posso dirti la differenza fra il Davide sul palco e il Davide fuori dal palco: sopra il palco per me è una cerimonia, cerco di vivere al massimo tutto quello che ho scritto e non si limita mai al cantare e basta, sul palco mi immergo ed ho bisogno di un contatto diretto con i musicisti con cui ho la fortuna di suonare, perché il mio progetto non sarà mai “self-supported” perché si basa sempre sul rapporto stretto con i musicisti.

La figata sul palco è proprio fare questo, immergersi nella musica e fare l’amore non nel senso sessuale ma in modo “eargasmico”.

Sotto il palco sono un po’ pazzerello come noi artistucoli e sono un po’ esaltato ma cerco di non farlo pesare agli altri ed ho imparato ad essere rispettoso degli spazi altrui.”

Desidero ringraziare di cuore Davide Shorty, un ragazzo fantastico a cui auguro tutto il meglio, il Tilt di Avellino, un locale che ti dà fin da subito l’idea di casa ed infine l’ufficio stampa SmcItalia che ha reso possibile questo incontro.

 

 

About Giovanni Guariglia

Ciao! Sono Giovanni, ho 16 anni e vengo da Salerno. Sono un ragazzo che passa intere giornate ad ascoltare canzoni su canzoni, uno che per andare avanti basta abbia qualcosa da ascoltare nelle cuffiette. "La musica è un siero potente, scaccia fantasmi e riporta il sereno"

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