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Intervista ai Funk Shui Project & Davide Shorty

Intervista #12

Intervista #12 – Funk Shui Project & Davide Shorty

I Funk Shui Project sono una voce fuori dal coro, probabilmente una delle realtà musicali italiane più belle, dei musicisti veri che fanno musica dal vivo sul serio, in un mondo in cui i live show sembrano essersi dimenticati cosa significhi una vera band.

I Funk Shui Project sono una voce fuori dal coro, perché nel 2018 hanno fatto un album che prova a dare empatia alle persone, Terapia di gruppo, uscito il 21 Settembre di quest’anno parla proprio di come l’unione fra le persone sia l’unica arma per sconfiggere l’individualismo che sta distruggendo i rapporti sinceri fra le persone, in una sorta di terapia di gruppo musicale, per guarire insieme agli altri tutte le ferite sia fisiche che mentali che ci vengono inferte e che ci procuriamo spesso anche da soli ogni giorno.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarli prima del fantastico live show di ieri al Tilt di Avellino, abbiamo parlato del nuovo album, della situazione sociale attuale, di telefoni ai concerti e di molto altro.

Chiudiamo questo 2018 con un’intervista speciale, a degli artisti speciali.

Giovanni: “Partiamo subito con una domanda classica: com’è nata la collaborazione fra Davide e i FSP?

Davide: “Sai quando vedi una ragazza per strada e pensi “Che bel culo”, ecco lo stesso è successo con NattyDub (ride ndr).
In realtà , quando è uscito il disco dei Funk Shui Project insieme a Willie Peyote mi sono innamorato del progetto.
Ho scritto a Jeremy su Facebook e ci siamo scambiati vari complimenti e materiali; da lì a poco sono entrato ad X-Factor e subito dopo questa esperienza ho ricevuto la proposta per partecipare al format “In The Loft”.
La sera stessa, dopo aver registrato “Questa stanza mi consola” vista l’alchimia e visto che avevamo tutti un vissuto abbastanza comune abbiamo sentito l’esigenza di formare un’unità.
Ci sentivamo già un gruppo ben definito, quindi ci siamo guardati e abbiamo detto “Raga ma lo facciamo un disco?”

Giovanni: “Com’è lavorare con Davide, quali sono le differenze, anche dal punto di vista dell’approccio e dello stile, con Willie Peyote, che è stata la vostra precedente collaborazione?”

Jeremy: “Allora sicuramente come percorso, da quando sono nati i Funk Shui nel 2010, è indubbio che il talento di Davide dà un grosso passo in avanti al nostro piglio artistico.
Grazie a lui abbiamo potuto giocare un campionato molto più di livello e sperimentare tanto musicalmente”

NattyDub: “E’ un percorso venuto fuori in modo molto spontaneo, stessa cosa con Willie. Diciamo che i flussi della musica ci hanno portato a questo punto.”

Giovanni: “Quando ho intervistato Davide a Marzo mi disse che per lui fare musica è come fare sesso, immaginando quindi che ogni album sia una donna, “Terapia di gruppo” che tipa è?

Davide: “Bella questa…
Allora ti faccio un parallelismo con un artista che è uscito da poco e nel suo disco c’è un pezzo “Broken Girls”.
Terapia di gruppo” è la ragazza incasinata, lunatica che ti fotte completamente il cervello e che non puoi fare a meno di essere risucchiato all’interno della sua vita perché ti prende.
Perché, alla fine, ne hai anche bisogno per progredire a livello personale.
Da un lato ti mette alla prova, ma dall’altro c’è  una chimica che quando sei in camera da letto sono fuochi d’artificio.” (se la ridono, ndr)

Jeremy: “Concordo assolutamente, l’idea era quella.
Ovviamente il disco, se andiamo a vedere le tematiche e le tracce, potremmo inquadrare il rapporto con una donna con cui le cose sono super travagliate e magari non finisce neanche bene.
L’aspetto fisico c’è e ci sono quelle vibrazioni musicali che sicuramente hanno quel tipo di appeal, però le nostre tematiche in questo caso sono soprattutto sentimentali.”

Funk Shui Project e Davide Shorty

Giovanni: “Terapia di Gruppo fa della condivisione dei propri demoni il suo punto di forza, come avete detto in alcune interviste è il prodotto di più cuori, però i tempi in cui viviamo tendono a farci dividere sempre di più, cosa ne pensate della situazione attuale?”

NattyDub: “Beh, sicuramente viviamo in un’era, iniziata già da qualche anno, che ci porta molto all’individualismo e alla poca condivisione. Questo si rispecchia anche nella musica ultimamente.

Il nostro disco è invece una presa di posizione completamente opposta, sia per il sound che per il messaggio, quindi quello che dici tu è vero, è un’epoca che sgretola i rapporti umani e questo disco è per noi invece il loro trionfo

Jeremy: “Sì, diciamo che è un disco di richiamo empatico, nel senso che, collegandomi a quello che diceva Stefano (NattyDub, ndr), in un’epoca di individualismo, di compartimenti stagni nei rapporti e nelle proprie dinamiche personali sia di crescita sia con altre persone, nel lavoro nella famiglia o nell’arte.
Basta vedere anche gli utenti di oggi in che maniera usufruiscono di quello che c’è intorno a loro, manca tanto l’empatia e sicuramente nel nostro disco viene trattata questa cosa sotto più sfaccettature, che può essere la frustrazione, un problema nei rapporti con una donna o anche solo con la propria vita, nel fare i conti con quello che ti mette davanti in termini di difficoltà, quindi dare peso alla condivisione fra le persone in una sorta di terapia ipotetica serve in un momento come questo.”

Davide Shorty: “E’ una specie di antidoto a questo meccanismo di individualizzazione, poi anche guardando la situazione politica che c’è in Italia, ti rendi conto di quanto questo individualismo, questo egoismo, si sia trasformato in qualcosa di addirittura più frustrante, perché questa assenza di sensibilità si è ripercossa nel modo di vivere delle persone talmente tanto che c’è proprio una divisione totale nel popolo.
Questa fascia di persone che non riescono a combattere questa frustrazione è diventata talmente tanto predominante, perché non si hanno gli strumenti per combatterla.

Non si è educati alla base a poter riconoscere quel tipo di frustrazione o a poter capire come aprirsi o essere più sensibili, come aprirsi a un determinato tipo di contatto, di condivisione, nei confronti delle circostanze e delle persone che hai intorno: vedi la situazione dei migranti, vedi la situazione generale politica, di questo andare a eliminare tutto ciò che è creativo e piuttosto cercare di essere il più produttivi possibile, la mentalità del lavoro e basta mirato a dare un contributo fine a se stesso alla società, piuttosto che creare qualcosa di veramente importante che può rimanere nel corso della storia.

L’Italia purtroppo è un paese che si è andato quasi ad involvere, se pensi a quanta cultura, a quanta arte c’è nella nostra storia, in quanto paese, è proprio disarmante pensare che oggi come oggi siamo ridotti veramente al poco, alla pochezza, alla diseducazione alla sensibilità, non si hanno gli strumenti per capire, per andare a votare, è come se fossi stato messo al mondo senza avere minimamente un libretto delle istruzioni, non c’è un’educazione o qualcuno di competente per darti gli strumenti per crearti una tua opinione oggettiva delle cose.

Non voglio fare un discorso né di destra né di sinistra, poi è chiaro che noi abbiamo preso delle chiare posizioni politiche nel nostro disco, c’è un pezzo in particolare che è evidentemente schierato, da questo punto di vista non mi va di fare un discorso politico, è proprio un discorso umano, ci vogliono delle basi a partire dal sistema scolastico, ci vorrebbe quantomeno una selezione degli insegnanti, di persone che ti possano formare e ti possano dare gli strumenti per capire, per assorbire, ci vorrebbe educazione alla sensibilità, che è una cosa che manca tantissimo in questo paese.”

Giovanni: “Ricollegandosi sempre alla situazione attuale, che rapporto avete con le persone che utilizzano costantemente i cellulari durante i live, socializzando ogni evento.”

Jeremy: “Sarebbe anacronistico allo stato attuale delle cose pensare che il risultato non sarebbe stato questo, era naturale che arrivassimo a questo punto, non che sia giusto, ovviamente noi con qualche anno in più rispetto a chi oggi ha 18/20 anni siamo abituati e siamo cresciuti con l’immagine che il bello di andare a un live è perché io ci vado e magari qualcun altro non ci sta venendo ed io sto vivendo una situazione unica in quel momento, fatta di vibrazioni e sensazioni e tutta una serie di dinamiche che gli stessi ragazzi di oggi vivono ma che potrebbero vivere molto meglio.

Chiaramente l’immagine di stare tutti col cellulare a riprendere i quarti d’ora, le mezz’ore di live, sembra più una puntata di Black Mirror che un concerto.”

Davide Shorty: “Mi rendo conto che magari ai nostri concerti c’è sempre più gente che fa la storia su instagram e poi si guarda il concerto, che è un po’ quello che tendo a fare anch’io se vado ad un concerto a cui tengo particolarmente.”

Jeremy: “Un minuto te lo prendi anche tu.”

Davide: “Che poi il problema di nuovo sta nell’educazione all’utilizzo di determinati strumenti, perché non è lo strumento in sé ad essere distruttivo, è l’ossessione, la tossicità che ha assunto nel modo di essere utilizzato, nel modo in cui le persone si sono assuefatte, nell’utilizzo dei social, dei cellulari e di tutto questo mondo virtuale.”

Giovanni: “Ultima domanda: quali sono i progetti futuri, la vostra collaborazione continuerà oppure se le strade si divideranno?”

Davide Shorty: “Questo ci tengo a dirlo: noi siamo i Funk Shui Project, non Funk Shui Project con Davide Shorty, mettere anche il mio nome è stata una semplice esigenza discografica.”

Jeremy: “Sì, anche perché gli intenti nostri nel prossimo futuro sono ben chiari, abbiamo sicuramente la volontà di fare altre releasing, che di prolungare la collaborazione.”

Davide Shorty: “Si è già parlato di un ep reggae, poi io nel mio piccolo sto lavorando ad un nuovo album già abbastanza formato con la straniero band, quindi sto continuando il mio progetto da solista, però ho un altro progetto che si chiama Funk Shui Project, che è vivo e vegeto e che sicuramente avrà un futuro roseo.”

Loro sono NuttyDub, Jeremy e Davide Shorty e sono i Funk Shui Project, la voce fuori dal coro più bella del panorama indipendente italiano.

Voglio ringraziare ancora una volta i FSP per la disponibilità con la quale si sono prestati all’intervista ed in particolare Davide, che nonostante il poco preavviso è riuscito ad organizzare il tutto ed in generale è davvero una delle persone più eccezionali e disponibili che abbia incontrato.

Voglio ringraziare gli eccezionali musicisti che hanno accompagnato i FSP nel live show: Daniele Fiaschi alla chitarra e Manuel Prota alla batteria, voglio ringraziare il Tilt di Avellino per dare fiducia a realtà musicali come queste ed infine voglio ringraziare voi per avermi seguito durante tutto questo 2018 fra Slow Music ed interviste, per aver contribuito a rendere quest’anno stupendo.

Ci vediamo nel 2019, pronti a reinventarci, ancora una volta.

Grazie e Buona Musica!

About Giovanni Guariglia

Ciao! Sono Giovanni, ho 16 anni e vengo da Salerno. Sono un ragazzo che passa intere giornate ad ascoltare canzoni su canzoni, uno che per andare avanti basta abbia qualcosa da ascoltare nelle cuffiette. "La musica è un siero potente, scaccia fantasmi e riporta il sereno"

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