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Intervista ai Cara Calma

Intervista #13

Intervista #13 – Cara Calma

Io credo sia fondamentale, quando si decide di intraprendere un progetto musicale, avere perfettamente chiaro in mente che tipo di percorso voler portare avanti e perseguire.
Quello che spaventa riguardo il 90% dei progetti musicali emergenti è proprio la mancanza di una vera direzione e urgenza espressiva, pare quasi che si vada a tentoni alla ricerca della formula giusta per arrivare al successo radiofonico o a riempire il Monk.

Oggi parleremo dei Cara Calma che invece, per fortuna, sin dal primo singolo mi hanno stupito proprio per essere così incredibilmente centrati nel loro percorso; la band bresciana mi ha sempre dato l’impressione di sapere esattamente in che direzione volesse andare e in che modo volesse arrivarci, tutto ciò con una sicurezza impressionante.

Ricordo quando ascoltai per la prima volta “Rispettare i centimetri“, fu sconvolgente pensare che quella fosse la loro prima canzone: era tutto al posto giusto, era tutto così qualitativamente diverso rispetto ad un semplice debutto, avevano ed hanno qualcosa in più.

Poi a gennaio 2018 è uscito “Sulle punte per sembrare grandi“, la prima vera prova che avevo visto giusto, difficilmente un album di debutto mi piace così tanto, brani che erano scritti e suonati con emozione, per emozionarsi ed emozionare, una fantastica rivelazione.

Dopo un anno di tour in giro per l’Italia (purtroppo non sono ancora riuscito a vederli) pareva fisiologica una piccola pausa, per raccogliere le idee e ritornare, ma questi ragazzi hanno fame, hanno voglia e in fondo sanno di avere qualcosa in più, quindi non hanno perso tempo e a Novembre erano già in sala di registrazione per regalarci oggi il “Souvenir” di cui parleremo fra poco.

Come dice il buon Michele Salveminiil secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista“, ma i Cara Calma sanno perfettamente cosa devono fare, hanno tutto sotto controllo e sanno qual è il percorso, in più adesso c’è la consapevolezza di avere una schiera di fan già fedelissimi pronti a dare l’anima sotto a qualsiasi palco, per cui è tutto al posto giusto.

“Souvenir” segna un nuovo passo avanti, coerente e denso di emozioni, nel percorso di una band che ha tutte le carte in regola per crescere ancora a dismisura e diventare un punto di riferimento nella scena alternative rock italiana.

Per l’uscita dell’album ho avuto l’onore di ascoltare in anteprima le dieci tracce che compongono Souvenir, che da venerdì 8 Marzo è disponibile su tutte le piattaforme digitali.
Inoltre, ho avuto la possibilità di farmi una chiacchierata riguardo questo nuovo lavoro insieme ai ragazzi della band, che non finirò mai di ringraziare per l’infinita disponibilità dimostrata da sempre.

Giovanni: Souvenir è già il vostro secondo album, ad un solo anno di distanza da “Sulle punte per sembrare grandi“, mi ha davvero sorpreso la velocità alla quale state andando e con la quale avete tirato fuori quest’album: com’è nato il progetto?

Fabiano: La velocità ha sorpreso anche noi, perché è stato un percorso veramente rapido.

“Sulle punte per sembrare grandi” è uscito a metà gennaio del 2018, da lì in poi fino a Settembre non ci siamo quasi mai fermati, ma nel frattempo, forse perché è una nostra caratteristica o forse un’esigenza, ci siamo ritrovati come nostro solito in sala prove a scrivere e suonare durante le pause del tour.

Durante questo periodo sono venute fuori nuove proposte sulle quali abbiamo lavorato. Poi ci siamo ritrovati a fine tour in studio e ci siamo detti “Abbiamo dodici pezzi pronti cosa facciamo: continuiamo il tour di sulle punte oppure ci fermiamo e vediamo cosa fare?”

All’inizio l’idea era quella di continuare ma poi ha prevalso la nostra esigenza di dover tirare fuori qualcosa di nuovo, perché sentiamo che Souvenir ci rappresenti un po’ di più e quindi abbiamo deciso di uscire il prima possibile con il disco nuovo. Non è stata una cosa pensata sin dall’inizio ma piuttosto una conseguenza di come sono andate le cose in quest’ultimo anno.

Giovanni: “In quest’album le collaborazioni hanno uno spessore ancora più elevato, con due realtà già stimate ed affermate come Voina e Management, per non parlare di Karim Qqru con il quale ormai l’intesa nella produzione sembra essere sempre maggiore, piano piano siete sempre più conosciuti e stimati nell’ambiente, perché siete praticamente la band emergente più matura per il salto di qualità e siete considerati quasi come successori di band faro nella scena alternative italiana, come i Ministri, i Fask e gli Zen: che effetto vi fanno queste aspettative e questa popolarità in ascesa e soprattutto, ve le sareste immaginate un anno fa?”

Fabiano: “Innanzitutto ti ringrazio, mi auguro che non sia una questione di successione, ma una possibilità di proseguire insieme a realtà già affermate un percorso che porti la musica rock ad avere sempre più voce nel panorama italiano, penso siano tantissime le band che come noi hanno voglia e bisogno di dire qualcosa, quindi ci fa onore ciò che ci dici, anche perché sentire accostati al nostro nome, nomi di band che hanno scritto pagine  della storia del rock italiano, per noi che siamo una band che ha detto ancora pochissimo.”

G.: Vi assicuro che non lo penso solo io, parlandone in giro in molti stanno davvero apprezzando il lavoro che state facendo.

F. : E’ una cosa che ci fa davvero piacere, noi non siamo abituati a pensare a queste cose, se penso ai Cara Calma un anno fa in questa saletta, con la voglia di uscire, cercare di trovare date per suonare in giro e dopo un anno ci sentiamo dire questa cosa qua, possiamo solo sentirci onorati.
Non ti dico che ci sentiamo addosso questa responsabilità, ma forse solo perché non ci sentiamo al loro livello, noi guardiamo sempre al nostro e cerchiamo di far bene quello che vogliamo fare nel miglior modo possibile, senza paragonarci a nessuno, questo è il nostro intento.

Per quanto riguarda il discorso collaborazioni, con Karim il rapporto è consolidato, nel senso che ormai è un rapporto quasi fraterno, ci ha preso che eravamo in culla con “Sulle punte per sembrare grandi”, ci ha seguito in tutto il percorso e ci sembrava giusto continuare con lui. Quello che stiamo facendo è un percorso, sulle punte è stato l’esordio e per souvenir l’esigenza era quella di confermare la nostra realtà ma allo stesso tempo trovare un’identità personale ancora più solida ed è il lavoro che abbiamo fatto per la produzione e la scrittura di Souvenir.

Gianluca: E’ stato lui ad averci indirizzato sui featuring nel disco, perché noi all’inizio non avevamo idea di chi chiamare, perché alla fine in questo momento di musicisti rock in Italia non ce ne sono molti, avevamo un sacco di dubbi a riguardo, ma Karim ha tirato fuori il nome dei Management, mentre ai Voina ci avevamo già pensato noi, dopo una serata di fine estate passata insieme ad Ivo Bucci dei Voina non proprio all’insegna della sobrietà, nella quale ci eravamo promessi di collaborare nel nuovo album.
Per quanto riguarda i Management, noi non ci avevamo proprio pensato, quindi dobbiamo ringraziare Karim, perché poi Luca (il cantante dei management, ndr) si è mostrato disponibilissimo e ci ha regalato delle voci incredibili e fuori dal suo mood e l’effetto in Universo è davvero particolare, ma credo riuscito.

G. :Alcune frasi di Souvenir mi hanno davvero emozionato, come ad esempio “torno indietro e faccio tutto uguale” in “Sono io o Sei tu?”, oppure ne “Il mio rifugio” c’è una vera e propria dichiarazione di amore al pubblico con la frase “vi aspetteremo sui palchi”:

Quali sono le esigenze che vi portano a scrivere un testo o a scrivere una canzone, in particolare quale brano ha richiesto più sofferenza dal punto di vista espressivo in Souvenir?

Riccardo: “Per quanto riguarda i testi, escono abbastanza di getto, poi ci si ragiona un po’ per indirizzarli il più possibile e renderli comprensibili a tutti.
Se c’è una differenza fra il disco vecchio e quello nuovo è che per “Sulle punte per sembrare più grandi” eravamo alla nostra prima esperienza di scrittura in italiano, perché venivamo tutti da esperienze da band in inglese, quindi c’è voluto più tempo per scrivere quello che volevamo dire, invece per Souvenir ci siamo accorti che la scrittura dei testi era molto più sciolta e veloce.

L’esigenza è un po’ quella di far capire il periodo di inadeguatezza che viviamo tutti, non soltanto verso i rapporti sociali, ma anche verso le istituzioni e verso il nostro paese, quindi noi cerchiamo di dirlo di stomaco, ma nel modo più comprensibile possibile e speriamo che il messaggio sia arrivato ascoltando i testi.
Parlavi del finale di “Sono io o sei tu?” che credo sia proprio l’emblema di Souvenir, nel senso che noi siamo consapevoli di aver fatto molti errori nelle nostre vite, nel passato, nel presente e ne faremo tanti altri in futuro, però siamo sicuri al 100% che rifaremmo tutto nello stesso identico modo, perché sono anche le esperienze negative che ti formano e ti danno una coscienza critica che ti aiuta ad affrontare i problemi, non ci rimangiamo nulla e non abbiamo rimorso di nulla.”

Giovanni:  “Souvenir” è un disco più politico infatti si trattano molti più temi sociali rispetto a “Su le punte per sembrare grandi” e si può dire che sia proprio questo il filo conduttore, il rapporto tra il singolo e la società”?

Riccardo: “Sì è vero, infatti “Sulle punte per sembrare grandi” era una sorta di urlo generazionale, un modo più ampio di raccontare le cose, anche un po’ astratto.
In “Souvenir” invece, in certe canzoni ci scagliamo in maniera velata  contro l’Istituzione in sé che non ci rappresenta. Penso sia una sensazione comune per le nostre generazioni .
Inoltre, ci siamo ritrovati a scrivere il secondo disco in italiano quindi avendo un po’ di esperienza siamo riusciti a tirar fuori dallo stomaco qualcosa che arrivasse anche alla testa e farlo in maniera più diretta e ragionata.

G: Ho notato che c’è un grande rapporto, quasi familiare, tra le band e il proprio pubblico e credo sia fondamentale.
Voi avvertite questo senso di vicinanza?

Fabiano: Sicuramente sì, è una cosa a cui teniamo moltissimo, ma non è nemmeno studiata nel senso che ci piace è avere un rapporto direttissimo con la gente che ci ascolta e abbiamo capito che tutto questo era ricambiato.
Per esempio, nell’ultima data a Bologna c’era davvero una marea di gente che avevamo incontrato in tutte le date fatte in giro per l’Italia.
Tutta gente che aveva voglia di salutarci e viceversa.

Te l’ho detto, è una cosa che ci viene del tutto naturale una volta finito il concerto non ci chiudiamo in camerino, ma andiamo fuori e parliamo con tutti.

E’ brutto che si crei una barriera, anche perché sentono le cose che cantiamo e quindi è giusto condividerle insieme.

G: La copertina dell’album può essere ,secondo me, la chiave di lettura di Souvenir:
Qual è il significato della copertina e qual è il filo conduttore di queste dieci tracce?

Fabiano: Il concept che sta dietro a “Souvenir” è la parola stessa, infatti deriva dal francese “Ricordo”.
Abbiamo voluto imprimere questa parola nell’album perché riteniamo questo lavoro come una sorta di lettera che scriviamo a noi stessi, per rileggerle in seguito tra 10-20 anni e ricordarci di com’eravamo in questo momento in cui si sentiamo bene musicalmente.

Un momento felice delle nostre vite, ecco.

Per non perderlo l’abbiamo catturato nel disco, è un modo per ricordarci di come siamo adesso, le emozioni che abbiamo attraversato durante quest’ultimo anno di tour, mille persone conosciute e di date, di live, di birra (ridono ndr)

Cesare: “Per quanto riguarda la storia della copertina: abbiamo iniziato a lavorarci insieme al grafico,ma  ad un certo punto non riuscivamo a trovare assolutamente nulla.
Poi un pomeriggio è venuto a trovarmi un amico e mi ha dato un’idea abbastanza figa:
Come se una persona fosse arrivata su un pianeta e dovesse lasciare un ricordo, un segno.
Quello che vedi in copertina, sarebbe ilpianeta sconosciuto sul quale atterra questa viaggiatrice.
Nel retro della copertina, invece, abbiamo voluto richiamare il tema che c’era nella copertina vecchia inserendo qualche orso.

G: La domanda sorge spontanea, perché gli orsi?

C: “Io sono un amante degli orsi in modo clamoroso, ho un miliardo di statuette, maschere ecc.
L’ha proposto Fabiano, ma in tutti in casi è un animale che ci rappresenta.
Fa paura, ma è morbido.

G: Classica domanda finale: cosa vedete per il futuro della band, ma anche in generale.

Cesare: Suonare, suonare, suonare.
Adesso il programma è di prendere il furgone ed andare a suonare in giro.
Andremo avanti fino a Settembre e poi vedremo.

Siamo arrivati alla fine!
Ringraziamo ancora una volta i Cara Calma per la disponibilità, seguiteli in tour e supportateli.
Come di consueto vi auguriamo Buona Musica!

About Giovanni Guariglia

Ciao! Sono Giovanni, ho 16 anni e vengo da Salerno. Sono un ragazzo che passa intere giornate ad ascoltare canzoni su canzoni, uno che per andare avanti basta abbia qualcosa da ascoltare nelle cuffiette. "La musica è un siero potente, scaccia fantasmi e riporta il sereno"

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